METROPOLIS

D’ora in avanti sarò io a descrivere le città, - aveva detto il Kan. - Tu nei tuoi viaggi verificherai se esistono. Ma le città visitate da Marco Polo erano sempre diverse da quelle pensate dall’Imperatore.
- Eppure io ho costruito nella mia mente un modello di città da cui dedurre tutte le città possibili, - disse Kublai. - Esso racchiude tutto quello che risponde alla norma. Siccome le città che esistono s’allontanano in vario grado dalla norma, mi basta prevedere le eccezioni alla norma e calcolarne le combinazioni più probabili.
- Anch’io ho pensato un modello di città da cui deduco tutte le altre - rispose Marco. - E’ una città fatta solo d’eccezioni, preclusioni, contraddizioni, incongruenze, controsensi. Se una città così è quanto c’è di più improbabile, diminuendo il numero degli elementi abnormi si accrescono le probabilità che la città ci sia veramente. Dunque basta che io sottragga eccezioni al mio modello, e in qualsiasi ordine proceda arriverò a trovarmi davanti una delle città che, pur sempre in via d’eccezione, esistono. Ma non posso spingere la mia operazione oltre un certo limite: otterrei delle città troppo verosimili per essere vere.
In Italo Calvino, “Le città invisibili”, Torino, novembre 1972.

“ Quello che sta a cuore al mio Marco Polo è scoprire le ragioni segrete che hanno portato gli uomini a vivere nelle città, ragioni che potranno valere al di là di tutte le crisi. Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni d’un linguaggio; le città sono luoghi di scambio, come spiegano tutti i libri di storia dell’economia, ma questi scambi non sono soltanto scambi di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi. Il mio libro si apre e si chiude su immagini di città felici che continuamente prendono forma e svaniscono, nascoste nelle città infelici. ”
Dall’intervista pubblicata su “Vogue Italia” , dicembre 1972.

“… Mentre tutte le tecnologie [della comunicazione] precedenti, salvo la parola, avevano esteso [solo singole] parti del nostro corpo, si può dire che l’elettricità abbia esteriorizzato il sistema nervoso centrale, cervello compreso... ...E’ per il fatto stesso che permettono un’azione reciproca che i media elettrici ci costringono oggi a reagire al mondo nella sua totalità. Ma è soprattutto la velocità del coinvolgimento elettrico a creare l’unità integrale della consapevolezza pubblica e privata. Noi viviamo oggi nell’era dell’informazione e della comunicazione perché i media elettrici creano istantaneamente e costantemente un campo totale di eventi interdipendenti ai quali partecipano tutti gli uomini... ...Questo perché l’elettricità ha un carattere organico e rafforza il legame sociale organico mediante il suo impiego tecnologico nel telegrafo, nel telefono, nella radio ed in altre forme. La simultaneità della comunicazione elettrica, tipica anche del nostro sistema nervoso, rende ognuno di noi presente ed accessibile ad ogni altra persona esistente al mondo”.
Marshall McLuhan, “Understanding Media”, New York , 1964.

Le città in cui viviamo sono il luogo dove design classico e moderno si fondono in modo inequivocabile. Forme, figure e luci rappresentano, come in flusso continuo, il tempo che passa e scorre. E con esso il design che avanza e procede. In ogni città troviamo uno stile e dei tratti che ne contraddistinguono, in modo esclusivo e proprio, il carattere.

Da tutto questo nasce un’opera che unisce creatività e tecnica esecutiva: Presentation Metropolis, un kit di sei pack ciascuno dei quali ispirato e dedicato a una città del nostro tempo. Ognuno dei sei pack contiene tutti gli elementi che, secondo il punto di vista di chi li ha realizzati, rappresentano la città a cui essi sono dedicati: dal foglio stampa steso alla fustella del packaging, ai colori, alle forme e ai rilievi.

Scopriamo assieme alla designer che li ha progettati, come nascono questi pack e come essi rappresentino le sei città a cui sono ispirati.

I MATERIALI

LE CITTA'