UN'ODISSEA CARAIBICA

DEREK WALCOTT

Sulle mappe i Caraibi / sognano l'Egeo, e l'Egeo dei mari suoi pari.

Archipelagoes.

At the end of this sentence, rain will begin.
At the rain's edge, a sail.

Slowly the sail will lose sight of islands;
into a mist will go the belief in harbours
of an entire race.

The ten-years war is finished.
Helen's hair, a grey cloud.
Troy, a white ashpit
by the drizzling sea.

The drizzle tightens like the strings of a harp.
A man with clouded eyes picks up the rain
and plucks the first line of the Odyssey.

 

Da Collected Poems 1948-1984, Edizioni Straus and Giroux, LLC, New York 1984.

Arcipelaghi.

Alla fine di questa frase, comincerà la pioggia.
All'orlo della pioggia una vela.

Lenta la vela perderà di vista le isole;
in una foschia se ne andrà la fede nei porti
di un'intera razza.

La guerra dei dieci anni è finita.
La chioma di Elena, una nuvola grigia.
Troia, un bianco accumulo di cenere
vicino al gocciolar del mare.

Il gocciolio si tende come le corde di un'arpa.
Un uomo con occhi annuvolati raccoglie la pioggia
e pizzica il primo verso dell'Odissea.

 

Da Mappa del Nuovo Mondo, Trad. di B. Bianchi, 13 ed. Adelphi 1992 - 2012. Con Il suono della marea, di Joseph Brodsky.

Omeros è un poema epico del 1990. L’autore fu premiato nel 1992 con il Premio Nobel per la letteratura per “l’opera poetica di grande luminosità, sostenuta da una visione storica che deriva da un forte impegno multiculturale”. I versi sono esametri divisi in stanze da 3, in cui il secondo verso di ogni stanza rima con il primo e il terzo della successiva, secondo lo schema dantesco della terza rima tipico della Divina Commedia. È in parte trascrizione delle vicende di Odisseo ambientata oggi nei mari dell'Oceano Atlantico ed in particolare sull'isola di Santa Lucia. Quella in cui l’autore è nato il 23 gennaio del 1930 insieme al gemello Roderick.
Del padre Warwick, discendente di europei delle Barbados, morto quando i due figli più piccoli avevano poco più di un anno, ha continuato la passione per la pittura ad acquarello, la poesia ed il teatro.
La madre Alix, direttrice di una scuola metodista ed amante della poesia anch’essa, si occupò in tutto e per tutto dell’educazione dei figli, con l’aiuto a volte di un amico paterno.

[…] E spesso le poesie di Walcott dicono che l’alba porta con sé gratitudine, perché il risveglio, tra tutti i miracoli che ricorrono, è il più sconvolgente. Non a caso così termina il primo canto del suo lungo e splendido poema Omeros: Era questa la luce in cui Achille era più felice. Quando, / prima che le mani afferrassero le falche, stava per farsi / penetrare dall’immensità del mare, sentendo il giorno all’inizio.

[…] I suoi versi si fondano su un ritmo disteso, tentato dalla prosa, dalle risonanze dell’oceano dall’onda lunga; ma restano ancorati alla scansione giambica. Infatti, “se il verso tradizionale – come affermava Auden, – può essere paragonato alla scultura e il verso libero all’arte del modellare”, Walcott è scultore che modella, perché il suo verso lungo, almeno quello degli ultimi libri, Omeros, The Bounty e Tiepolo’s Hound, che in qualche modo si rifà all’esametro latino, non dimentica nemmeno per un istante il tupùm-tupùm del pentamentro giambico, la collaudata sequenza di cinque pulsazioni cardiache che dura un respiro.
In lui la lingua di Shakespeare viene di continuo assalita e vivificata da inflessioni patois ma anche, in misura minore, olandesi, hindi, francesi e spagnole: Io sono solamente un negro rosso che ama il mare, / ho avuto una buona istruzione coloniale, / ho in me dell’olandese, del negro e dell’inglese, / sono nessuno o sono una nazione.

[…] E fu Brodskij, suo inseparabile amico, a sostenere che le poesie di Walcott “rappresentano una fusione di due versioni dell’infinito: il linguaggio e l’oceano.”

Dal saggio critico di Andrea Molesini, in D. Walcott, Omeros, Adelphi, prima edizione 1990.
Vedi in http://www.giugenna.com/2011/02/25/su-omeros-di-derek-walcott
Derek Walcott, Omeros, a cura di Andrea Molesini, Adelphi 2003.

Vi invitiamo ad imbarcarvi per un meraviglioso volo poetico su The Schooner Flight, nella splendida traduzione di Roberto Mussapi, in http://www.scoop.it/t/the-by-alessandro-pancirolli