SONO NATA IL VENTUNO A PRIMAVERA

In Vuoto d'amore, Einaudi 1991.

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

Quando venni ricoverata per la prima volta in manicomio ero poco più di una bambina, avevo sì due figlie e qualche esperienza alle spalle, ma il mio animo era rimasto semplice, pulito, sempre in attesa che qualcosa di bello si configurasse al mio orizzonte; del resto ero poeta e trascorrevo il mio tempo tra le cure delle mie figliole e il dare ripetizione a qualche alunno, e molti ne avevo che venivano a scuola e rallegravano la mia casa con la loro presenza e le loro grida gioiose. Insomma ero una sposa e una madre felice, anche se talvolta davo segni di stanchezza e mi si intorpidiva la mente. Provai a parlare di queste cose a mio marito, ma lui non fece cenno di comprenderle e così il mio esaurimento si aggravò, e morendo mia madre, alla quale io tenevo sommamente, le cose andarono di male in peggio tanto che un giorno, esasperata dall'immenso lavoro e dalla continua povertà e poi, chissà, in preda ai fumi del male, diedi in escandescenze e mio marito non trovò di meglio che chiamare un'ambulanza, non prevedendo di certo che mi avrebbero portata in manicomio. Ma allora le leggi erano precise e stava di fatto che ancora nel 1965 la donna era soggetta all'uomo e che l'uomo poteva prendere delle decisioni per ciò che riguardava il suo avvenire.

[…] Al principio di ogni inverno le stagioni si chiudevano o parevano chiudersi. Ci concedevano qualche indumento di lana in più, uno solo che doveva durare per tutto l'inverno. Dentro però io avevo uno scrosciare d'acque gementi, di acque turgide di libertà e profonde. Qualcosa si chiudeva all'esterno ma dentro io rimanevo libera. Non so, non seppi mai per quale miracolo nessuno riuscì a violare la mia verginità, sicché quando riapparvi alla vita potevo vagamente somigliare alla figura di Aminta.*
Così sono le immagini figurate di questo silenzio orribile che a lungo andare perde l'impostura del suono; così sono io che finalmente ho cessato di ridere perché ho capito che ogni embrione di vita è naturalmente Dio.

* http://it.wikipedia.org/wiki/Aminta_(Tasso)

Da Alda Merini, L'altra verità. Diario di una diversa, I Edizione Scheiwiller 1986.
Edizione accresciuta, con prefazione di Giorgio Manganelli, Rizzoli 1997.

www.aldamerini.it

Alda Merini

La pazza della porta accanto, del 2013, è il videoritratto di Alda Merini realizzato da Antonietta De Lillo che prende origine da una lunga intervista che la regista e produttrice napoletana ebbe con lei nella sua casa milanese nel giugno del 1995. Il titolo è lo stesso dell'autobiografia di Merini pubblicata in quell'anno da Bompiani. Riprende in parte il videoritratto Ogni sedia ha il suo rumore, del 1995, che vide la partecipazione della grande interprete teatrale della poetessa Licia Maglietta.
http://www.marechiarofilm.it/it/la-pazza-della-porta-accanto

Per Licia Maglietta in Delirio Amoroso,1995
parte I e seguenti.