CENT'ANNI DI SOLITUDINE

Foto: Gabriel Garcia Márquez con la prima copia dell'edizione commemorativa della Real Academia Española y la Asociación de Academias de la Lengua Española del suo romanzo Cien años de soledad, ricevuta dal direttore generale dell'Accademia reale spagnola Victor Garcia de la Concha, a Cartagena de Indias, Colombia, 26 marzo 2007.
(RODRIGO ARANGUA/AFP/Getty Images - Fonte: www.ilpost.it
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Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito.
Incipit di Cent'anni di solitudine, nella traduzione di Enrico Cicogna.

Il romanzo fu scritto in diciotto mesi, ogni giorno fra le nove del mattino e le tre del pomeriggio, e pubblicato in prima edizione da Editorial Sudamericana, Buenos Aires, 1967, e poi in Spagna.

In Italia da Feltrinelli nel 1968, nella traduzione e curatela di Enrico Cicogna, in sole 5.ooo copie.
E' stato in seguito tradotto in quaranta lingue, ed ha venduto circa 40 milioni di copie nel mondo.
Durante il IV Congresso internazionale della Lingua Spagnola, tenutosi a Cartagena de Indias, Colombia, nel marzo del 2007, è stato votato come seconda opera in lingua spagnola più importante mai scritta, preceduto solo da El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha, del 1605, dello spagnolo Miguel de Cervantes Saavedra.

Da El olor de la guayaba, Conversaciones con Plinio Apuleyo Mendoza, I Ed. Editorial la Oveja Negra, Bogotá, 1982:
Il treno, un treno che avrebbe poi ricordato giallo e polveroso ed avvolto da un fumo soffocante, arrivava tutti i giorni alle undici del mattino al villaggio, dopo avere attraversato le vaste piantagioni di banano. A lato della via ferrata, su cammini polverosi, avanzavano lentamente i carri tirati da buoi carichi di caschi di banana verde, e l'aria ardeva umida; e quando il treno arrivava al villaggio faceva molto caldo, e le donne che attendevano nella stazione si proteggevano dal sole con ombrelli colorati.
I vagoni di prima classe avevano sedili di vimini; quelli di terza, in cui viaggiavano i braccianti a giornata, dure panche di legno. A volte, agganciato agli altri, arrivava un vagone dai vetri azzurri intieramente refrigerato in cui viaggiavano gli alti impiegati della compagnia. Gli uomini che scendevano da quel vagone non avevano né i vestiti, né il color senape, né l'aria sonnolenta delle persone che uno incrociava lungo le strade del villaggio. Erano rossi come gamberi, biondi, corpulenti, e si vestivano come esploratori, con caschi di sughero e ghette; le loro donne, quando le portavano, parevano fragili e come stupite nei leggeri abiti di mussolina.
" Nordamericani ", gli spiegava il nonno, il colonnello, con un'ombra di sdegno, lo stesso che assumevano le vecchie famiglie del luogo rispetto a tutti i nuovi arrivati.
Quando Gabriel nacque, restavano ancora tracce della febbre delle banane che anni addietro aveva scosso l'intiera zona. Aracataca pareva un villaggio del lontano West, non solo per il treno, le vecchie case di legno e di canna e le bollenti strade di polvere, ma pure per i suoi miti e le sue leggende. Verso il 1910, quando la United Fruit Company aveva eretto la sua sede nel cuore delle ombrose piantagioni di banano, la gente aveva conosciuto un'epoca di splendore e scialacquío. Il denaro scorreva a fiumi.
Si diceva che donne nude ballassero la cumbia davanti a magnati che si accendevano il sigaro con delle banconote.
[…] La nonna governava la casa, una casa che lui poi ricorderà grande, antica, con un patio in cui ardeva nelle notti di forte calore l'aroma di un gelsomino, ed innumerevoli stanze in cui sospiravano a volte i morti. Per doña Tranquilina, la cui famiglia proveniva dalla Guajira, una penisola di sabbie infuocate, di indios, contrabbandieri e stregoni, non esisteva una frontiera ben definita fra i morti ed i vivi. Cose fantastiche venivano da lei riferite come normali accadimenti quotidiani. Per questa donna minuta e d'acciaio, dagli allucinati occhi azzurri, mano a mano che andava invecchiando e rimanendo cieca, questa frontiera fra i vivi e gli scomparsi si fece sempre più fievole, così che finì per parlare con i morti ed ascoltare le loro lamentele, i loro sospiri, i loro pianti.
Quando la notte - notte tropicale, soffocante e densa di aromi di nardo e gelsomino e canti di grilli - cadeva bruscamente sulla casa, la nonna immobilizzava Gabriel di cinque anni su di una sedia, spaventandolo con i morti vaganti: la zia Petra, lo zio Lázaro, o la zia Margarita, quella Margarita Márquez morta molto giovane e molto bella il cui ricordo sarebbe restato ardente nella memoria di due generazioni della famiglia. "Se ti muovi - diceva la nonna al bambino - verrà la zia Petra che sta nella sua stanza, o lo zio Lázaro".
Oggi, quasi cinquanta anni dopo, quando García Márquez si sveglia in piena notte in un hotel di Roma o di Bangkok, torna a sperimentare, per un istante, quel vecchio terrore della sua infanzia: morti vicini che abitano l' oscurità.


[…] Ogni volta che un circo alzava il tendone al villaggio, il nonno portava il bambino accompagnandolo per mano per fargli conoscere gli zingari, i trapezisti ed i dromedari. Lo portava anche allo stabilimento della multinazionale United Fruit Company. Una volta fece aprire per lui una cassa di pesci surgelati per fargli conoscere il mistero del ghiaccio, facendogli toccare con mano il prodigio di quella sostanza fredda, dura e trasparente, che dà la sensazione di bruciare la pelle al contatto.

[…] Plinio Mendoza: Qual è l'immagine che ti è servita da punto di partenza per "Cent'anni di solitudine"?
Gabriel García Márquez: Un vecchio che porta un bambino a conoscere il ghiaccio esibito come una attrazione da circo.

Essendo il vecchio in questione il nonno di Gabo, il colonnello di fede liberale e libero pensatore Nicolás Ricardo Márquez Mejía, formato nel culto di Garibaldi e del radicalismo francese, morto quando il ragazzo aveva otto anni. Aveva combattuto le molte guerre civili dell'epoca - l'ultima era terminata nel 1901- al seguito del leggendario Rafael Uribe Uribe, del quale alcuni caratteri fisici e morali sarebbero poi confluiti nel personaggio di Aureliano Buendía.

El olor de la guayaba, Conversaciones con Plinio Apuleyo Mendoza, è il risultato di una serie di straordinarie conversazioni sull'arte del vivere e dello scrivere intrattenute da Gabo nel 1982, anno del premio Nobel per la letteratura, con il suo caro amico colombiano dei tempi di Parigi, città in cui Plinio Apuleyo Mendoza dirigeva la rivista Libre in cui venivano pubblicati gli scrittori dell'auge latinoamericana; e suo collega nell'attività giornalistica dei tempi di Caracas.
Il testo è stato tradotto in italiano per due edizioni Mondadori, 1983 e 1993, ormai pressoché introvabili ed in attesa di ristampa, con il titolo di Odore di guayaba.
Il titolo viene dall'accostamento fatto da Gabriel García Márquez fra l'America Latina e la penetrante ed eccessiva delizia del profumo del frutto maturo.
La Editorial Sudamericana di Buenos Aires ce ne offre gentilmente la lettura in PDF, in lingua originale, in Guayaba.pdf


Primogenito dei sedici figli di Gabriel Eligio García (1901-1984), telegrafista, voracissimo ed ottimo lettore e buon violinista, e della chiaroveggente Luisa Santiaga Márquez Iguarán, a sua stessa detta sempre più simile al personaggio di Ursula Iguarán negli ultimi anni di vita (1905-2002), Gabriel José de la Concordia García Márquez nacque ad Aracataca, un paesino fluviale della Colombia settentrionale, il 6 marzo del 1927. Ha lasciato il corpo a Città del Messico il 17 aprile 2014, in un volo di farfalle gialle in cui ha raggiunto in cielo Remedios la bella. Una nuvola del suo colore preferito, il giallo del mare dei Caraibi visto dalla Giamaica, il giallo dei fiori freschi messi sulla scrivania ogni giorno da sua moglie Mercedes per la gioia degli occhi e per allontanare i mali. Alla moglie Mercedes Barcha, da lui stesso definita alla fine dei colloqui con Plinio Mendoza il personaggio più sorprendente mai conosciuto, Gabo propose matrimonio durante un ballo studentesco quando lei aveva tredici anni, sposandola dieci anni dopo.
Ci uniamo all'abbraccio del mondo ai figli Rodrigo e Gonzalo ed a lei, compagna di sempre e per sempre.

A partire dal 23 aprile, Giornata internazionale del libro, nonché anniversario 450° della nascita di William Shakespeare, e per tutta la settimana in Colombia e nell'America Latina tutta si terranno readings pubblici delle opere di Gabriel García Marquez in biblioteche, scuole superiori e parchi pubblici. Ha dato inizio alle letture colombiane il presidente della Repubblica Manuel Santos. Le ceneri dello scrittore verranno inumate in parte in Colombia ed in parte a Città del Messico, città in cui i funerali si sono svolti sulle note della musica di Bela Bartok, la preferita di Gabo insieme alle musiche popolari latinoamericane, in un mare di fiori gialli.


http://it.wikipedia.org/wiki/Gabriel_García_Márquez
http://it.wikipedia.org/wiki/Cent'anni_di_solitudine