Scopri le altre tavole ยป

Ultima

Ultima

Era sempre stata l’Ultima. A scuola, sul lavoro, nello sport, nelle passioni. Ultima e invisibile. 

Lei sapeva che esisteva un luogo per lei: un luogo che il labirinto del suo cuore custodiva. Doveva solo trovarlo camminando alla ricerca. Quel giorno di giugno a farle da guida, trovò per i sentieri montani un piccolo cane trotterellante. Seguendolo raggiunse una valle che custodiva una costruzione, fatiscente e al tempo stesso affascinante: una chiesa abbandonata appariva, ma anche casa, rifugio. 

 

Limpidamente magica. Il cagnolino varcò con lei la porta sbilenca. 

L’ambiente era arioso e rassicurante nonostante lo stato disastroso dei muri e del tetto: i raggi del sole fendevano il pulviscolo nell’aria.

Un raggio colpiva un vecchio tavolo da cucina color panna su cui giaceva una ciotola di rame con un’antica e rossa matita al suo fianco.

 

Posò la ciotola sul palmo della mano e la fece suonare percuotendola dolcemente colla matita. Un suono senza fine s’espanse per l’aria, nutrendola. Capì che quello era il luogo. Uscendo non trovò più il cagnolino. Svanito.

Tornò a casa e lavorò duramente, con passione, spinta dal desiderio di avere quella casa per lei. Condivise la sua scoperta. Ascoltava, finalmente ascoltava gli altri che ascoltavano lei. Conobbe l’amore.

 

Presa dalla vita passarono anni prima di riuscire a tornare al suo Luogo.

Volle andarci da sola, nuovamente. Il sentiero era come lo ricordava. Gli alberi immutati. Quando scollinò ansiosa però si fermò immobile nel vento frusciante. Nessuna casa vide.

 

Scese correndo il declivio: un albero di fichi era al posto della costruzione che ricordava. Ai piedi del tronco, alzando lo sguardo tra le foglie e i rami carichi di fichi, vide appoggiata la ciotola e la matita.

In punta di piedi le raccolse. Cogli occhi chiusi percosse la ciotola colla matita. 

Il suono echeggiò a lungo nella valle. Che meraviglia.