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La Fuga

Valentina Lattuada recita..

La Fuga

Fuggire da quel mondo terribile e dipendente dalle macchine, da quei pochi che decidono per la maggioranza della popolazione arrancante sulla terra grigia.

Alla disconnessione un dolore intimo e lancinante lo pervade. Sei solo adesso. Giorni e giorni, vagando per le strade affollate da persone immerse totalmente nei loro dispositivi mobili.  

Sempre più debole, la volontà vacilla. Il settimo giorno di disperazione nota un uomo anziano. È immobile e lo sta guardando benevolo. Segue il vecchio uomo che si allontana lento. Arrivano d’innanzi ad un portone enorme e fatiscente la cui serratura è una manopola di un’antica cassaforte.

Entrano. Il cuore gli pulsa nella gola. 

Un cortile luminosissimo senza traccia del grigio onnipresente li accoglie: decine di donne e uomini si aggirano tra piante rigogliose.  

Chi intento ad aggiustare qualcosa, chi a leggere, chi a dipingere chi a chiacchierare. Erano tutti come lui, disconnessi. Il vecchio gli dà un piccolo foglio iridescente con un numero scritto a matita. 

-Questa è la combinazione per entrare. Puoi tornare quando vuoi. Puoi restare quanto vuoi.  

Gli altri abitanti sono fermi ora. Decine di persone sono affacciate alle finestre sul cortile. Tutti sorridono e lo guardano. Anche lui adesso può finalmente respirare.

E sorridere